sabato, aprile 19, 2008

Occhio alla penna!


Circa un mese fa, per l'esattezza il 16 di marzo, scrissi un breve articolo titolato Barlumi di speranza, nel quale affermavo che il clima di generalizzato e diffuso pessimismo era, a mio avviso, un segnale che la fase ribassista del mercato si sarebbe presto interrotta. Da allora il Dow Jones ha guadagnato il 7,5% e il Nasdaq quasi il 10%. Ora però credo che una sensazione di scampato pericolo stia prematuramente diffondendosi fra gli investitori.

Alcune trimestrali particolarmente positive hanno dato fuoco alle polveri. Google (GOOG), per esempio, dopo aver dichiarato profitti in crescita del 31% ha visto il titolo schizzare a 540 dollari, con un rialzo del 20% in una sola seduta.

In questo clima, anche il profondo rosso nel quale versano i bilanci trimestrali della maggior parte dei titoli del comparto finanziario vengono giudicati con occhio più che benevolo. Citigroup (C), per fare un altro esempio, dichiara perdite per oltre 5 miliardi di dollari, svalutazioni su crediti per 12 ed il licenziamento di 9.000 dipendenti oltre i 4.200 già programmati. Risultato? Il titolo si apprezza nel giro di poche ore del 4,5% con un volume di scambi doppio rispetto al giorno precedente.

Ormai hanno fatto pulizia di tutti gli scheletri nascosti negli armadi, è il commento degli operatori. Peccato che lo stesso discorso fosse già stato fatto di fronte ai disastrosi risultati realizzati nel trimestre precedente. Io stesso ne ero convinto. Invece i fatti hanno dimostrato il contrario. Quindi è presto per dire che questa schiarita primaverile indichi che la tempesta subprime sia oramai alle nostre spalle.

L'ennesima caduta del dollaro, i prezzi delle materie prime oltre le stelle e le tensioni geopolitiche che stanno covando in molte parti del pianeta consigliano semmai prudenza. Inoltre le mani forti che hanno accumulato titoli in questi mesi potrebbero cessare gli acquisti, o addirittura effettuare vendite, in presenza di rialzi troppo marcati. Chi agisce con ottiche di lungo periodo non gradisce interferenze non sollecitate da parte della speculazione spicciola.

Ma non temete, anche quest'ultima avrà la sua parte di gloria, come sempre, quando terminerà la fase di accumulazione e verrà innescata una nuova fase rialzista.

mercoledì, aprile 09, 2008

La guerra del pane


Il forte aumento del prezzo dei cereali sta causando manifestazioni, disordini e rivolte fra le popolazioni che si trovano limitate, se non impedite, a soddisfare il bisogno primario più importante: l'alimentazione di base. In Messico nel 2007 vi fu la cosiddetta rivolta delle tortillas. Oggi dall'Egitto ad Haiti, dal Camerun al Burkina Faso, vi sono manifestazioni, disordini e rivolte di persone che chiedono semplicemente di poter acquistare del cibo povero a prezzi sostenibili. L'estensione di tali fenomeni, più che un timore, purtroppo è una certezza.


La responsabilità primaria di questa situazione drammatica, che potrebbe creare instabilità geopolitiche dagli effetti inimmaginabili, le abbiamo già descritte in questo blog nell'articolo L'etanolo di Bush pubblicato il 9 marzo. Articolo che vi invitiamo a rileggere.


La disinformazione che la comunicazione mediatica va diffondendo nelle ultime settimane attribuisce però il rincaro mondiale dei cereali al fatto che "i cinesi hanno cominciato a mangiare" . Una affermazione, più che imprecisa, idiota, che non vale neppure la pena di commentare. Naturalmente, dietro c'è una accorta regia volta a distogliere l'attenzione del pubblico dai veri responsabili di una scelta economicamente improduttiva e politicamente irresponsabile come quella di produrre etanolo dal mais.


La attuale scarsa popolarità della Cina, messa alla gogna per la irrisolta questione tibetana, favorisce questa operazione di manipolazione. Criticare la Cina sul rispetto dei diritti umani è giusto e legittimo, ma attribuire alla crescita industriale cinese il rialzo del prezzo dei cereali è un puro esercizio della fantasia. Tale disinformazione, però, può eccitare le masse esasperate alle quali in sostanza si dice: "i cinesi vi tolgono il pane".


Che vi sia in atto una guerra economica contro le rampanti economie emergenti della Cina, della Russia, dell'America Latina e - in maniera meno evidente - della stessa India è un dato di fatto. Ma diffondere dati inesatti che potrebbero scatenare sanguinosi micidiali effetti non è accettabile.

lunedì, marzo 31, 2008

Le analisi de IL FARO FINANZIARIO

Pubblicate su Il Faro Finanziario
(http://www.all-wall-street.com/)
sei nuove analisi aggiornate riguardanti:

JPMorgan Chase (Nyse: JPM)
candidata a divenire il primo gruppo bancario del pianeta,
cinesi permettendo...
ANALISI:
http://www.all-wall-street.com/analisi/finanziari/banche/0804v-jpm/default.html
FORUM: http://www.marketmasters.org/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=360&forum=6

Satyam (Nyse: SAY)
una delle più importanti società di Information Technology
del mondo, con sede a Mumbai (India)
ANALISI:
http://www.all-wall-street.com/analisi/tecnologici/software/0804g-say/default.html

FORUM:
http://www.marketmasters.org/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=305&forum=7

Ericsson (Nasdaq: ERIC)
la società svedese sinonimo di tecnologia delle comunicazioni
sin dal lontano 1876
ANALISI:
http://www.all-wall-street.com/analisi/telefonici/apparecchi-telefonici/0804v-eric/default.html
FORUM:
http://www.marketmasters.org/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=643&forum=6

Diageo (Nyse: DEO)
il colosso inglese, leader mondiale
delle bevande alcoliche di qualità
ANALISI:
http://www.all-wall-street.com/analisi/consumi/0804v-deo/default.html
FORUM:
http://www.marketmasters.org/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=386&forum=6


Pentair (Nyse: PNR)
leader nella produzione e nella commercializzazione di sistemi
e apparati per il trasporto,il trattamento, la conservazione
e l'utilizzo di un bene primario: l'acqua.
ANALISI:
http://www.all-wall-street.com/analisi/industriali/middle-small/0804v-pnr/default.html
FORUM:
http://www.marketmasters.org/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=645&forum=6


Hospitality Properties (Nyse: HPT)
Hospitality Properties è un REIT(Real Estate Investment Trust)
che opera acquistando e vendendo, ma soprattutto concedendo
in leasing hotel a catene alberghiere specializzate nella gestione
come Crown Plaza, Holiday Inn, InterContinental, Marriot,
Radisson, etc.
ANALISI:
http://www.all-wall-street.com/analisi/immobiliari/0804v-hpt/default.html

FORUM:
http://www.marketmasters.org/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=644&forum=6

lunedì, marzo 17, 2008

Il collasso di Bearn Stearn

Bearn Stearn (BSC) , considerata una delle più antiche e solide banche d'affari americane, nel gennaio del 2007 valeva in Borsa oltre 160 dollari, giovedì 13 marzo 2008 circa 60 dollari, venerdì 14 marzo 30 dollari, lunedì 17 marzo 2 dollari. Sì, avete letto bene: 2 dollari. E neanche in contanti ma in azioni della JPMorgan Chase (JPM) emesse in occasione del concambio.

Domenica 16 marzo, alle dieci di sera ora di New York, JPMorgan Chase (JPM) dichiarava infatti di aver acquisito Bearn Stearn (BSC) per 236 milioni di dollari - pari per l'appunto a 2 dollari per azione - pagabili in azioni JPMorgan di nuova emissione. La Federal Reserve ed il governo degli Stati Uniti hanno subito dato il loro beneplacito usando una procedura d'urgenza eccezionale. Il tutto per salvare la banca d'affari da un fallimento che avrebbe provocato ulteriori e incalcolabili danni ai mercati finanziari.

Singolare però il fatto che, durante una conferenza tenutasi nel pomeriggio di venerdì 14 a mercati aperti, l'amministratore delegato di Bear Stearns Alan Schwartz abbia dichiarato che il book value del titolo è pari a $80,contro una quotazione attuale di $30 e che dopo il soccorso di prestiti d'urgenza che erano stati appena erogati dalla FED e da JPMorgan, la società sarebbe stata in grado di riprendere la sua normale attività.

Poi domenica sera si viene a sapere che i titoli che Alan Schwartz valutava 80 dollari venerdì, vengono ceduti a 2 dollari domenica! Un modo di agire scorretto che innescherà una pioggia di ricorsi legali risarcitori e probabilmente anche di azioni penali, se verrà dimostrato che le affermazioni rilasciate in conferenza stampa abbiano ingannato il mercato al fine di facilitare vendite degli insider, cioè dei membri del consiglio di amministrazione e dei grandi azionisti.

Venerdì il volume di scambi su Bearn Stearn (BSC) è stato di 187 milioni di azioni, per un controvalore di 5,6 miliardi di dollari. Questo significa, per i compratori, 5,6 miliardi di dollari andati in fumo nel breve spazio di un weekend; e per i venditori 5,6 miliardi di dollari salvati dal disastro.

domenica, marzo 16, 2008

Barlumi di speranza

La mia esperienza mi insegna che, poco prima della fine di una fase rialzista, il sentiment del mercato è di grande euforia. Mentre i prezzi toccano quotidianamente nuovi massimi, le notizie di natura finanziaria non sono più stretto appannaggio dei media specializzati, ma vengono diffuse in ogni dove. L'andamento dei mercati finanziari diviene così un argomento popolare anche fra il pubblico meno acculturato in materia. L'ottimismo si diffonde quindi a livello di massa, inducendo piccoli risparmiatori e speculatori improvvisati ad entrare in un mercato che sembra promettere solo sogni di facile ricchezza. Questo è un chiaro il segnale che la festa sta quasi per finire.

Oggi, come tutti sappiamo, ci troviamo in una situazione completamente opposta. Le Borse scendono e nei mercati serpeggia il pessimismo più assoluto. Le tappe della crisi vengono pubblicate anche nei giornali di gossip e fra il pubblico meno acculturato in materia si diffonde la certezza che i mercati siano entrati in un tunnel del quale non si vede la via d'uscita. Così piccoli risparmiatori e speculatori improvvisati vengono indotti ad uscire da un mercato che sembra promettere solo perdite su perdite.

Questo potrebbe essere un segnale che il mercato azionario sta entrando in una fase di accumulazione. Il che non vuol dire che il ribasso sia terminato, vuol semplicemente dire che gli osservatori più attenti incominciano ad intravedere dei barlumi di speranza.

domenica, marzo 09, 2008

L'etanolo di Bush



In Brasile da oltre trentacinque anni le autovetture sono alimentate con una miscela composta da benzina ed etanolo estratto dagli scarti della lavorazione della canna da zucchero. Tale tecnica ha permesso al Brasile di diminuire la dipendenza dal petrolio sin dalla grande crisi del 1973, con una soluzione valida sia dal punto di vista economico che ambientale. La combusione di etanolo è di fatto molto meno inquinante di quella degli idrocarburi. Oggi il 100% delle automobili costruite in Brasile è equipaggiato con motori Flex che permettono un utilizzo di alte percentuali di etanolo nelle miscele.

Nel marzo del 2007, George W. Bush intraprese una serie di visite ufficiali in Sud America, nel tentativo di ostacolare il processo di unificazione economica e politica dei paesi sudamericani, avviata nel vertice di Cochabamba nel dicembre 2006. La missione non ebbe successo, l'unico risultato fu un protocollo di intesa stipulato con il Brasile per favorire la cooperazione energetica nella produzione e nella commercializzazione del bioetanolo. Alcune testate parlarono, impropriamente, della nascita di una Opec dell'etanolo.

Negli Stati Uniti, infatti, George W. Bush aveva varato una nuova politica volta a favorire la produzione di etanolo, sia considerando la pesante dipendenza del suo paese dal petrolio venezuelano e mediorientale, sia cercando di migliorare la propria immagine presentandosi come un convertito alla causa della tutela ambientale. Mancando però nel Nord America il clima necessario alla coltivazione della canna da zucchero, si pensò bene di utilizzare a tal fine prodotti cereagricoli come mais, frumento, malto, orzo, etc.

Il problema che sin da subito ci si trovò ad affrontare, non fu tanto di natura tecnica - l'etanolo non è altro che un distillato esattamente come il whisky - quanto di natura economica. Mentre la produzione di etanolo da canna da zucchero risulta efficiente sia dal punto di vista energetico che economico, la produzione di etanolo da cereali non ha le stesse caratteristiche di efficienza ed economicità. Per attuare il suo piano, quindi, George W. Bush decise di varare un generoso piano di sovvenzioni pubbliche a vantaggio delle aziende impegnate nel progetto. In pratica, veniva utilizzato denaro pubblico per sovvenzionare una attività antieconomica.

Il piano di sovvenzioni venne presentato all'opinione pubblica come necessario per diminuire la dipendenza energetica da paesi terzi; nonché come serio contributo alla salvaguardia dell'ambiente da parte di una amministrazione, il cui consenso politico in quel momento era ai minimi storici. Di conseguenza, inizialmente, il progetto venne accolto favorevolmente non solo dagli agricoltori del midwest, grandi elettori del presidente in carica e maggiori beneficiari del piano di sovvenzioni, ma anche dall'opinione pubblica, piacevolmente sorpresa da una svolta politica all'apparenza economicamente valida ed ecologicamente corretta.

Le conseguenze di una tale politica si sono invece rivelate disastrose al punto che, già nel novembre del 2007, un articolo pubblicato su MarketWatch - sito edito da Dow Jones e Wall Street Journal, tradizionalmente vicino alle posizioni conservatrici dell' amministrazione Bush - titolava: "Ethanol: from oil substitute to crime against humanity" (Etanolo: da sostituto del petrolio a crimine contro l'umanità). C'è da chiedersi come mai, in così breve tempo, il giudizio circa le scelte americane sull'etanolo sia così radicalmente mutato.

La ragione sta nel fatto che, nel giro di pochi mesi, le quotazioni dei prodotti cereagricoli sono risultate più che raddoppiate a causa sia del forte aumento della domanda per uso industriale che della alterazione dei meccanismi di mercato provocata dalle sovvenzioni statali. Tale rialzo nei prezzi, sicuramente non è affatto dispiaciuto ai ricchi latifondisti del midwest, ma contemporaneamente ha iniziato a causare danni diretti ed indiretti in ogni angolo del pianeta.

Il denaro dei contribuenti americani veniva infatti speso in una attività priva di un reale ritorno economico, mentre nel resto del mondo l'abnorme rincaro del prezzo dei cereali provocava nuove spinte inflazionistiche. Nei paesi industrializzati, già colpiti dal forte aumento dei costi dell'energia e delle materie prime, il danno si traduceva in un generalizzato rincaro dei prodotti alimentari di prima necessità: pane, pasta, latte, carne, etc. Nei paesi più poveri, la scelta politica di Bush a favore dell'antieconomico etanolo americano ha invece provocato un forte aumento della malnutrizione, che è la prima causa di morte nei paesi del terzo mondo. Il giudizio finale lo lasciamo ai nostri lettori...

mercoledì, marzo 05, 2008

Mala tempora currunt...


Non bastava la crisi dei mutui subprime, che ha investito il cuore del sistema finanziario internazionale; non bastavano i venti di recessione e la crescita dell'inflazione che, uniti assieme, evocano lo spettro della stagflazione; ci voleva anche Bernanke a completare uno scenario per nulla rassicurante. Quando il governatore della banca centrale più potente del pianeta si azzarda ad affermare pubblicamente la concreta possibilità di alcuni fallimenti nel sistema bancario: il panico è servito! Quindi ha fatto di peggio: per cercare di mettere una toppa, ha detto che si riferiva solo a banche regionali. Peggio che andar di notte! Immaginate, in un momento così delicato, quali deflussi di liquidità siano stati provocati da simili affermazioni. Deflussi di liquidità dagli istituti regionali a quelli nazionali e multinazionali che potrebbero finire per confermare le previsioni di Bernanke, provocando fallimenti a catena. E non basta! Oggi, quale soluzione alla crisi dei mutui, ha proposto alle banche di svalutare ulteriormente i crediti ipotecari sulle abitazioni il cui prezzo e' diminuito, cosi' da aiutare chi ha contratto un prestito ad evitare il pignoramento. Soluzione di dubbia utilità per le famiglie indebitate, ma sicuramente pericolosissima per quanto riguarda la stabilità del sistema finanziario mondiale, non solo americano.


La domanda che, a questo punto, sorge spontanea è: cosa ci aspetta?


L'amministrazione Bush, governata dai neoconservatori americani, è stata quanto di peggio abbia potuto sognare il peggior nemico degli Stati Uniti
. Solo il nuovo candidato repubblicano John MacCain, potrebbe fare di più. Al conclamato fallimento geopolitico, si è aggiunto infatti il disastro economico. Mentre alle famiglie vengono pignorate le abitazioni ed annullate le carte di credito, le casse dello stato sono vuote - o meglio - sono piene di cambiali il cui rinnovo dipende principalmente dalla benevolenza della Cina e degli Emirati Arabi.


La verità è che la politica di questi otto anni di amministrazione repubblicana ha completamente trascurato lo sviluppo dell'economia e delle buone relazioni internazionali che la favorissero, per seguire pedissequamente un progetto studiato nei primi anni novanta e reso pubblico nel 1997. Un progetto volto ad affermare l'assoluta supremazia morale, politica, economica e militare degli Stati Uniti sul mondo intero: The Project for the New American Century. Un progetto che ancora non si è concretizzato.


Il progetto dei neoconservatori sulla creazione di un Grande Medioriente governato da "regimi amici", esteso dal mediterraneo all'oceano indiano e dal mar Caspio al golfo persico, con centro capitale Bagdad e protetto dall'ombrello nucleare di una potenza regionale fidatissima come Israele, non è stato infatti ancora completato: mancano al puzzle Iran, Siria e Libano. McCain potrebbe completare l'opera, anche se le sue bellicose attenzioni sono rivolte già verso Russia e Cina.


Nel frattempo si lanciano bombe a tempo in direzione di scenari da loro giudicati potenzialmente pericolosi. La promozione ed il riconoscimento dell'indipendenza del Kossovo potrebbe avere effetti deflagranti sia in Europa che nella Federazione Russa. D'altra parte, la disgregazione della Russia sul modello yugoslavo, fa parte del progetto dei neoconservatori; così come fa parte del loro progetto "la necessità di frenare la crescita politica, economica e militare dell'Unione Europea". Due piccioni con una fava, insomma.


Il fatto che Wall Street scenda, il dollaro precipiti, che il petrolio sia oltre i cento dollari e l'oro quasi a mille, non li preoccupa più di tanto. Li preoccupa di più il processo di creazione di una Unione Sudamericana plasmata sul modello europeo. Meglio quindi fomentare un nuovo focolaio di crisi. L'uccisione, approvata da Washington, del mediatore che trattava con Sarkozy e Chavez la liberazione di Ingrid Betancourt, ostaggio delle FARC colombiane, ne è un esempio.


Volenti o nolenti, tuttavia, sino al gennaio del 2009 gli americani dovranno tenersi questa amministrazione. La speranza dell'America, e del mondo intero, in un cambiamento radicale è grande. Ma in questi mesi non si possono escludere eventi eclatanti che focalizzino l'attenzione degli elettori sui temi della sicurezza, al fine di favorire il candidato MacCain. Intanto all'economia ci pensa l'amico Bernanke...

lunedì, febbraio 25, 2008

S&P vede troppo rosa?


Standard and Poor's ha confermato il rating di massima affidabilità AAA per due colossi finanziari che hanno assicurato la solvibilità di obbligazioni strutturate, collegate ai famigerati mutui subprime, per oltre 1.000 miliardi di dollari.


Le due società si chiamano MBIA Inc e Ambac Financial Group ed hanno prodotto assicurazioni, rispettivamente, per 670 e 555 miliardi di dollari. Dopo la conferma della solidità finanziaria di MBIA e Ambac, il mercato ha immediatamente reagito con un rialzo di quasi 200 punti dell'indice Dow Jones.


Da notare che un sia pur modesto declassamento di MBIA e Ambac avrebbe provocato crolli a catena nel mercato azionario, obbligazionario, immobiliare, etc. Ragion per cui potrebbe anche nascere il sospetto che la nota società di rating, conscia delle conseguenze del suo agire, abbia operato con occhio particolarmente benevolo per ragioni più politiche che economiche. Se tale ipotesi fosse fondata, il problema sarebbe solo rimandato. Speriamo non sia così...


Nel frattempo registriamo che a gennaio le vendite di case sono crollate al minimo degli ultimi nove anni, nonostante che il prezzo medio di vendita sia sceso a quota 201.100 dollari, -4,6% su base annua. Un indicatore non certo confortante per la solidità del mercato dei mutui, poiché nel sistema americano al calare del prezzo degli immobili il mutuatario deve reintegrare in contante il margine di garanzia eroso dalla perdita di valore del bene ipotecato. E se non ce la fa, la casa viene subito pignorata e messa all'asta. Naturalmente, più case vengono messe all'asta, più i prezzi scendono, più le banche chiedono nuovi reintegri in contante.


Il mercato immobiliare, insomma, è entrato in un circolo vizioso del quale non si intravede ancora via di uscita. Il segretario del Tesoro, Henry Paulson, ha presentato un piano chiamato 'Project Lifeline' che stabilisce una moratoria di un mese sui pignoramenti con la possibilità di rinegoziare il mutuo. I candidati alla Presidenza degli Stati Uniti promettono moratorie di novanta giorni ed aiuti alle famiglie in difficoltà. Bisognerà vedere quanti saranno in grado di resistere il tempo necessario per usufruirne.

lunedì, febbraio 11, 2008

Barak Obama: Yes We Can

Per la campagna presidenziale di Barak Obama,
una speranza per gli Stati Uniti e il mondo intero:
un video musicale molto bello, fra i più cliccati della rete...



TESTO INGLESE

TESTO ITALIANO

sabato, febbraio 09, 2008

Crisi Globale


Il mercato americano prosegue in una fase ribassista della quale, al momento, nessuno è in grado di pronosticare il termine. Due corpose riduzioni al costo del denaro effettuate dalla Federal Reserve in tempi strettissimi, l'approvazione da parte del senato degli Stati Uniti di un pacchetto di stimoli all'economia per ben 150 miliardi di dollari e la ripresa di importanti operazioni di fusione e acquisizione (Merger & Acquisition) non hanno sortito altro effetto che riportare i prezzi intorno ai minimi di gennaio. Neppure la vittoria a sorpresa del Superbowl da parte dei New York Giants che, essendo una squadra proveniente dalla National Football League (NFL) avrebbe dovuto impremere un effetto positivo sul mercato secondo la teoria del Supebowl Indicator, ha influito sul sentiment del mercato.



Il malessere, però, riguarda tutti i mercati azionari del pianeta. Se negli USA dall'inizio dell'anno il Nasdaq arriva a perdere il 13%, lo Standard & Poor's il 9,5% e il Dow Jones l'8,1%; in Asia, nello stesso periodo, Tokio perde il 10%, Hong Kong l'11%, Shanghai il 12,5%. Non va meglio in Europa: Parigi e Francoforte, da inizio anno, lasciano sul terreno oltre il 15%, Madrid e Milano circa il 14%, Londra l'11,5%. In Giappone, intanto, si è riunito il G7 ed i potenti della terra hanno fatto il punto della situazione.



Nel comunicato finale del G7 riunitosi a Tokio si enfatizza la solidità dei fondamentali, sottolineando come la crescita economica mondiale sia tuttora in atto. Non si parla di recessione, ma di forte rallentamento della crescita. Frasi di circostanza, tranquillizzanti come una camomilla per un epilettico. La crescita dell'inflazione esogena dovuta al rincaro delle materie prime, ed il rallentamento pilotato dell'economia della Cina previsto dal nuovo piano trentennale cinese, sono fattori molto più preoccupanti.



La diminuzione del 11% del tasso di crescita cinese - che passerebbe dal 10,8 al 9,6% annuale - potrebbe avere conseguenze globali significative in quanto si sommerebbe al rallentamento dei consumi USA dovuto alla pesante crisi di liquidità delle famiglie americane. Oltre alle insolvenze da mutui, è di questi giorni la notizia che nel mese di dicembre i casi di insolvenza dovuti mancato rimborso delle rate delle carte di credito e' salito al 7,6%, mentre alcune banche hanno alzato addirittura sino al 30% il tasso di interesse per tale tipo di debiti. Se poi un attacco all'Iran facesse schizzare il prezzo del petrolio a 150 dollari...



Lo scenario quindi è alquanto cupo ed il sentiment degli investitori si orienta in conseguenza. Eppure, anche in queste circostanze, c'è qualcuno che ne trae vantaggio: come ad esempio i Fondi Sovrani che profittando della crisi stanno facendo shopping a prezzi da saldo, acquisendo importanti partecipazioni in società strategiche che, passata la tempesta, varranno sul mercato molto più del prezzo pagato. Per chi è liquido, non resta che imitarli.